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| User Data registr.: 11-01-2007 Residenza: Roma
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cosa piuttosto difficile da simulare (ma ci sto provando..., con dei programmi di fluidodinamica e maxsurf...), per cui ho dato come assunto che il dislocamento non variasse al variare dell'inclinazione ed ho ricercato la minor variazione della forma immersa al variare dell'inclinazione dello scafo, oltre a cercare, però, una diminuzione della superficie bagnata o area del piano di galleggiamento (diminuizione dell'attrito...), una diminuizione del massimo flusso della linea di galleggiamento (che incide sul coefficiente prismatico) insieme ad un aumento delle LWL....da li le forme "classicheggianti".... questi i risultati: Barca dritta (statica) Volume spostato = 4.1962 Area della superficie immersa = 170635 Lunghezza della linea di galleggiamento = 975.223 Massimo flusso della linea di galleggiamento = 206.061 Area del piano di galleggiamento = 145489 Barca sbandata 30° Volume spostato = 4.2075 Area della superficie immersa = 165520 Lunghezza della linea di galleggiamento = 990.184 Massimo flusso della linea di galleggiamento = 193.406 Area del piano di galleggiamento = 135972 Citazione:
Buon vento...
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| User Data registr.: 11-01-2007 Residenza: Roma
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certo che questa ricerca dei volumi e di un piano di galleggiamento che non cambia al variare dell'inclinazione/sbandamento dello scafo è senza fine...
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Ciccio come hai scritto la componente verticale della pressione sulle vele é variabile per non dire caotica. Influisce sull'imersione della parte prodiera per l'effetto di rotazione indotto dalla forza del vento e dal contrasto dell'inerzia del bulbo. Nei miei modelli non ho mai considerato questo fenomeno come determinante nelle scelte di progetto. Marchaj stesso dice che la valutazione statico-dinamica deve prendere per ipotesi un mare piatto dove solo la forza propulsiva del vento interviene, tutto il resto é "noia" per i nostri modelli. Per dirne una, sulla validà di certe affermazioni scritte qui e la da autorevoli personaggi, ho rivisto il concetto di CP verso la Vr, di tre libri scritti, ho notato tre diagrammi differenti di cui due in netta contradizione. Non so più finalmente se il Coeficiente Prismatico ha acora un valore in relazione alla velocità e in qual misura, oppure no ! Cd |
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| User Data registr.: 11-01-2007 Residenza: Roma
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Ciao Claudio, è sempre un piacere discorrere con te...e con gli altri tutti... sto, tra le tante cose, scalando il progetto di una barca reale (l'idea è quella di farne un modello RC ai fini promozionali...vedi i modelli delle IAC durante l'ultima coppa...) con delle caratteristiche di grande "planabilità" (passatemi il termine, non sapevo come dirlo...), la barca, in condizioni di vento intorno ai 20 nodi reali, viaggia, di bolina, in planata continua, raggiungendo punte di 15-16 nodi di velocità (io non stavo lì, ma al telefono con il progettista/proprietario che la stava timonando tornando da La Maddalena verso Fiumicino) e superando la velocità del vento reale in andatura portante (sotto spi...), vi posto l'immagine delle ordinate della barca scalata dalle dimensioni originali a 1m. (baglio massimo oltre 32cm.!!) é da notare la forma...
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Il Coeficiente Prismatico ! ancora lui ! Dopo aver ripreso i miei dati , ho composto un diagramma che é la sommatoria di diversi grafici visti qui e la. Ne é rimasto fuori uno, quello di Gutelle perché non é "integrabile". Faccio fede a quello usato dalla Università di Delft per valutare diversi modelli integrato con quello dell'americano D.Phillips-Birt .(yacht design) Ecco il risultato : ![]() Io consiglierei di prendere in considerazione questo grafico in funzione dei venti ai quali ci si puo' attendere. La velocità relativa Vr = 1.0 é una buonissima velocità, 1.5 é a, mio avviso, difficile da raggiungere salvo per brevi tratti. In competizione i percorsi sono troppo corti e i continui cambi di rotta impediscono lo stabilizzarsi di una buona velocità anche se i nostri modelli producono delle accelerazioni molto forti sotto raffica. Per un progetto da competizione, e per coprire un largo "range" di vento, forse sarebbe opportuno sviluppare due scafi con CP diffrenti, uno al 0.51/053 e l'altro al 0.58/0.60 Voi che ne dite ? Cd Ultima modifica di claudioD : 19 ottobre 07 alle ore 15:09 |
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Ciccio riprendo quello che hai detto, perché il ritornello di ogni adattazione di un modello vero ridotto in scala é quello di poter usufruire di un disloccamento capace di contenere tutto il necessario. Non é facile, ho dovuto fare molte concessioni per tirar fuori un Tuiga in scala 1:15. ed evitare di fare un gigante intrasportabile, almeno per i miei mezzi. Cd |
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| User Data registr.: 11-01-2007 Residenza: Roma
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ma questa è la sorella reale il giorno del varo (come noterete non ci sono quasi scotte in coperta, quasi tutte le manovre sono infatti sottocoperta...), ![]() interamente in carbonio, vuoto, epossidica (ma era scontata...), 250kg. scafo e coperta, le appendici sono (in parte) opera mia (il disegno e i modelli in scala reale, realizzati con la CNC) ![]()
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Ciccio mi ricordi i bei tempi ! Anche sul Dragone avevamo quello che chiamavamo il "pianoforte" - 23 o 24 manovre sparse un po' da tutte le parti , il sottocoperta era una ragnatela "ben ordinata" di cavi, cavetti e rinvii e pulegge... ![]() A proposito, il progetto di cui parli sarà molto efficace per le andature portanti vista la sua larghezza, ma dubito che lo sia altrettanto per la bolina ! Sempre una storia di compromessi ! Cd |
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