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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Luca, La ralinga ha solo 5mm di curvatura con l'apice a 40% dall'alto. Si é vero é un po piatta in alto, l'idea era partendo dal basso : 6%, 7%, 8%, 8%, 7%, 6%, 5%. L'albero é un 6mm senza rastremature , ma con le crocette. Il 6% e il 5% non li ha presi bene a causa del mio utensile magico che ha un'asta poco flessibile. La curvatura dell'albero la regolo col patarazzo. Sul balestrone ci sono poche regolazioni , quelle essenziali a mio avviso. La prova era vedere l'effetto di 8 ferzi e al limite perché non 12...tu che ne dici ? Grazie per i tuoi commenti ClaudioD |
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| User Data registr.: 21-11-2005
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Con il caldo e una buona brezza 12 ferzi non saranno un problema , ma in iverno con poco vento il biadesivo si inrigidisce e non fa + prendere forma alla vela. Mi ricorda una marmitta artigianle per motori 2 Tempi , vere opere d'arte accordate come violini per far lavorare l'onda sonica alla perfezzione. ciao
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| User Data registr.: 10-03-2006 Residenza: Aosta
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buongiorno mi presento sono Giuseppe Donelli e ho partecipato alla costruzione delle ultime vele di Claudio V per l'AC 10, se posso dire la mia a riguardo delle vele di cui state parlando credo che un numero così grande di ferzi sia abbastanza inutile, viste le dimensioni della vela, e oltre tutto complica terribilmente la realizzazione, inoltre si potrebbe pensare di usare un biadesivo da 5mm che peserebbe meno e diminuirebbe l'eventuale problema di irrgidimento invernale. Secondo me la randa si potrebbe fare in 3 ferzi e per quanto riguearda il giro d'albero lo si potrebbe verificare misurando la flessione senza la vela prendendo alcuni punti e riportandoli sull'infieritura della vela. Giuseppe Donelli |
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Buongiorno Giuseppe, ho apprezzato i commenti perché vengono da uno che conosce il mestiere o cosi' mi é sembrato di capire visto che non ci conosciamo personalmente.. Ho visto una foto sulle vele fatte per l'AC10 e mi sono piaciute per quello che si puo' vedere. Io invece sono un dilettante che va sempre in giro a fare esperimenti per capire meglio le cose, ed é evidente che non tutto va come vorrei....figuriamoci su una randa da 16.50 dm². Sollecitato dal tuo intervento e come San Tommaso, sono andato a fare delle misure con la mia bilancia di precisione a 0.05g e ho messo tutto su un disegnino : ![]() Come si puo' notare, se avessi usato 4 ferzi e un adesivo da 6mm (che é quello che ho), il risparmio di peso sarebbe stato di 0.966g che rapportato al peso del tessuto della randa aumenterebbe il peso della randa stessa del 0.60% e circa del 0.12% a livello armo totale. Per la cronaca l'adesivo (solo adesivo) da 6mm pesa 0.8g/m e quello da 9mm pesa 1.2g/m Il fatto che un neofita di vele come me l'abbia costruita, non ho trovato la realizzazione cosi terribile. Il mio atrezzo e molto rudimentale e forse non me ne sono accorto visto che é già complicato di per se. Ho impiegato circa 1 ora per farla. In quanto alla rigidità dell'adesivo a bassa temperatura non ne so proprio niente. Certamente nel caso esposto, la differenza di superficie usata tra i due adesivi sarebbe di 102.15cm² contro i 29.70cm² per una randa da 1690cm² Sarebbe interessante capire se é solo l'adesivo che si irrigidisce a bassa temperatura oppure sono tutti i materiali usati per le vele. Infine come giustificativo, volevo usare 8 ferzi perché credevo di ottenere una curva verticale meno segmentata, il disegno mostra una visione allargata per far notare il fenomeno. Questo é quello che posso dire, aggiungerei solo che ho avuto la 'sensazione' che l'adesivo da 9mm rende la costruzione e assiemaggio più facile dando quasi l'impressione che la curvatura sia più armoniosa. ma forse é solo una 'sensazione'. Comunque grazie per i commenti e se ce ne sono altri saranno i benvenuti. La vela esiste e le prove mi diranno il resto, facendo un confronto con una a 4 ferzi già usata in precedenza sperando di capirci qualche cosa.... Saluti cordiali ClaudioD |
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| | #276 (permalink) Top |
| User Data registr.: 21-11-2005
Messaggi: 867
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Benvenuto Donelli e complimenti per il contributo nella AC10 del nostro Campione del Mondo Claudio Vigada . Non c'è solo la differenza di peso per via del biadesivo ma anche i mm di sovrapposizione di tessuto e questo aumenta con l'aumentare dei ferzi , ma parliamo di considerazioni elementari , so che lo sai . La curvatura della ralinga l'hai ottenuta segmentando ferzo per ferzo la curvatura dell'albero se ho capito , io invece la taglio a vela assemblata , è l'ultima cosa che faccio. Il gadget che usi è molto funzionale , ma la creatività e intuito d'uso di un artigiano ( velaio ) non si può fermare ad una semplice curva ad arco , per creare curve + complesse va rivisto e personalizzato parecchio .
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Luca, non sono convinto della questione peso, sono qualche grammo su un peso di armo globale molto più grande. Per i puristi forse é importante ! L'armo del mio CD65 pesa intorno ai 83g, credi che il surplus di tessuto per passare da 6mm a 9mm, faccia veramente una differenza notabile. Per essere sicuro di quello che dico : ho calcolato lo sviluppo della lunghezza delle pinces e trovo 1.13m per 8 ferzi che moltiplicato per 0.3cm che é la differenza di larghezza delle pinces, ottengo 113 x 0.3 = 33.9 cm² di tessuto in più x 0.075g/cm² peso del tessuto = 2.54g. Visto il risultato, il delta peso non mi sembra proprio un argomento valido e su 4 ferzi lo é ancora meno , ne dovresti convenire non credi ? Anch'io ritaglio la vela alla fine, sia la ralinga che la balumina, cosi mi avevano detto di fare, tracciando la curvatura dell'albero sovrapposto al tessuto. Purtroppo con 5mm di gobba su 1metro non é facile da rispettare con molta precisione. Anche i 5 mm sono scelti al piffometro ... Il giorno che vorro' delle vele "vere" andro' dagli specialisti come te, qui era solo un gioco accademico per dimostrare la fattibilità a chi per caso volesse tentare di fare una vela da solo. ClaudioD |
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| | #278 (permalink) Top |
| User Data registr.: 21-11-2005
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Non ci siamo capiti , io sono venuto dietro al tuo discorso del peso ma io di mio è un parametro che non avrei mai considero in quanto non vado mai oltre i 4 ferzi per le Safalero , io avevo sollevato solo la questione inrigidimento invernale . Io non sono uno specialista di nulla , ne ho solamente fatte tante ! La gente mi chiede sempre di + e se non trovi il modo di fare qualcosa di diverso fai quello che fanno tutti gli altri . Dato che non esiste solo la necessità che la vela abbia una forma ma anche che la prenda , ritengo che spingersi troppi oltre con il n° di ferzi , stecche , rinforzi , non sia sempre utile. Bantock per l'europeo aveva preparato delle vele assemblate in un modo particolarissimo , la parte sovrapposta dei ferzi era rastremata , all'estremità era di 9mm e al centro 4mm un'opera d'arte che non ha attualmente avuto seguito nella produzione perchè credo sia troppo laboriosa da ripetere in serie. Per quanto riguarda la curvatura dell'albero non credo che sia giusto dare alla vela stesa in pianta lo stesso arco dell'albero , in quanto la vela per assumere la sua forma 3d necessita di + tessuto al variare della sua profondità. E comesempre peace and love
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| Sospeso Data registr.: 18-08-2007
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Luca , come sai sono sempre alla ricerca di cose diverse e spesso devo convenire che quello che esiste é già buono. La settimana scorsa, come sai, ho discusso con quelli della North Sails sulle possibilità afferte dalla tecnologia per le vele dei nostri modelli. Pare che negli USA hanno già fatto delle vele. Si é discusso su qualche cosa che rassomigli alla tecnica 3DL e che si possa fare per vele piccole. Ho visto una randa 3Dl da 250m² e il suo peso era relativamente alto, piu o meno intorno ai 350g/m². Non abbiamo approfondito molto, ma una prova si potrebbe fare con del mylar adagiato su una forma e poi scaldarlo con un cannone ad aria calda quello per togliere le vernici, e vedere cosa succede. insomma una specie di termoformatura. Io ho una forma in compensato 1:1 per vele M, ma dovrei approfondire la cosa con la North Sails sul tipo di tessuto sul quale fare l'esperimento e vedere se la forma, ammesso che ce ne sia una, rimanga stabile nel tempo. Una tecnica simile alla 3DL sembrerebbe esclusa senza contare il peso, etc... Vedere come sono fatte quelle dei surf senza perdere di vista che devono cambiare forma passando da un bordo all'altro senza alcun intervento esterno. Luca avrai comunque sempre più lavoro e i matti come me non faranno molta strada ancora per molto tempo .... Come dici Peace & Love ClaudioD |
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| Moderatore Data registr.: 18-05-2006 Residenza: Torino
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![]() Citazione:
Per cercare di spiegare individuiamo ogni singolo macro elemento che influenza quel punto come un vincolo vincolo 1 il centro di gravita` totale diventa punto di riferimento in un sistema in assenza di reazioni, campi di pressioni e attriti vincolo 2 la barca alla accelerazione reagisce anche sul centro delle resistenze che in prima approssimazione corrisponde al centro del volume immerso. vincolo 3 sotto la spinta delle vele cambia il volume immerso e quindi anche il suo baricentro e la sua forma. vincolo 4 il variare della velocita` e della forma, varia la resistenza del volume immerso vincolo 5 i campi di pressione attorno allo scafo variano per intensita` e posizione e verso al variare di assetto, volume e forma immersa. vincolo 6 la "spinta" delle vele varia per modulo e direzione al variare dell'assetto e delle velocita`. Adesso che si sono identificati questi macro elementi (se andiamo nel dettaglio se ne possono trovare altri o specificarli meglio) la prima cosa che risulta chiara a livello qualitativo e` che punti fissi non se ne trovano granche`. Per fare un esame adeguato, quindi, non resta che esaminare una serie di casi rappresentativi prendendo vari assetti e situazioni dello scafo e/o osservando con cura e filmando dei test per crearsi una banca dati da cui cercare di ricavare qualcosa. Se poi ai test in acqua si puo` associare un minimo di simulazione fluidodinamica, meglio. Una chiave di lettura delle pressioni/depressioni sullo scafo, senza tante cose sofisticate, si ottiene dalla curva delle aree/volumi disegnate sulla carta e da un righello: per ogni flesso/variazione della derivata (evidenziabile graficamente con la linea tangente alla curva), a seconda della posizione/ direzione rispetto agli assi, si possono identificare le variazioni di pressione. Gli effetti sullo scafo delle pressioni sono evidenti in quanto le forze che esercitano sono parenti del dislocamento: quindi risulta evidente che sono in grado di influenzare l'assetto in maniera preponderante in "dinamico". Risulta anche chiaro come, dato che se rapportiamo al "vero" un piccolo scafo di modello, ne risulta che il rapporto di scala fara`diventare preponderante la componente aerodinamica delle vele rispetto a quella idrodinamica del volume: con un fattore di scala 10 la superficie delle vele si riduce 100 volte e il volume 1000. Quindi, forme ottime per ritardare l'ingavonata di una barca di 60 piedi, su una di 6 funzioneranno circa 10 volte meno bene, su una di 3, circa 20 volte. Ne consegue che per ottenere il medesimo effetto di un'uscita di poppa piatta su una "barca grande" su un modello o la si dovra` fare molto piu` larga e piatta o si dovra` creare un gradiente di volumi tale per cui l'effetto di depressione del "posteriore" sia piu` efficace. Tutto questo si ottiene con uno studio delle forme per far funzionare bene ad esempio una cosa tipo l'effetto "coanda" e soprattutto arretrando il centro del volume verso poppa. Ora risulta chiaro che quantificare molte cose diventa difficile, ma bisogna almeno provare a capirle: cercare di ignorare le leggi della fisica non arriva mai a sovvertirle... altrimenti oggi vivremmo in un mondo piatto con le stelle che gli girano attorno. Saluti
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