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| User Data registr.: 25-02-2010 Residenza: brescia/padenghe sul garda
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| Bmw oracle...
Ilmio consiglio spassionato è quello di ridurre le dimensioni....restare almeno nei 120 cm di scafo Per l'ala dai una occhiata qui WingSail Design E guarda bene le foto sul sito ufficiale di Bmw Oracle perchè gli scafi hanno una forma particolare e lo scafo centrale piu corto e di molto dei laterali Ultima modifica di Renderman62 : 18 febbraio 17 alle ore 19:24 |
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| Moderatore Data registr.: 18-05-2006 Residenza: Torino
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| Link per multiscafi e wing sail Citazione: Qui una raccolta di link tratti dal sito di Fare Vela ed alcune note a riguardo agli articoli correlati. Alinghi: presentazione e foto di dettaglio della struttura a traliccio del cat http://www.advmarea.com/ftp_farevela...hi%20FV256.pdf Ali rigide e Oracle http://www.advmarea.com/ftp_farevela...ca%20FV258.pdf Uun articolo di Giuseppe Mancini che ne spiega per sommi capi il funzionamento: e` abbastanza interessante ma contiene alcune imprecisioni e semplificazioni nella definizione della portanza quali gli aerei volano per via della deportanza??? che si crea nella parte superiore delle ali (leggi depressione al posto di deportanza) Oppure Nella realtà, i movimenti della parte mobile sono minimi, per ridurre più possibile la resistenza aerodinamica e perchè, vista lalta velocità dei flussi, una piccola variazione del profilo è sufficiente a generare una reazione considerevole. In realtà il grosso vantaggio del tipo di ala con flap a fessura che si usa su Oracle e` che puo` proprio essere deflesso anche di parecchi gradi mantenendo una buona efficienza, ovvero un buon livello di portanza accoppiato con una resistenza non troppo elevata ad elevati CP. Praticamente ricalca in parte il sistema di ipersostentazione delle ali dei jet commerciali Invece questo articolo http://www.advmarea.com/ftp_farevela...AAIQAAAArJAAA= contiene una intervista alling Lombardi che spiega molto bene i principi di funzionamento dellala di Oracle e la sua evoluzione rispetto a quelle esistenti. Lombardi e` docente delluniversita` di Pisa e ha piu` volte collaborato con team di coppa america; grazie a una comune amicizia sono stato qualche volta in contatto con lui e ne ho apprezzato le doti di non solo di tecnico ma anche di persona affabile e gentile. Sicuramente un articolo da studiare e conservare
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| User Data registr.: 08-02-2008 Residenza: milano
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rieccomi! ho letto e guardato i documenti che mi avete messo. li ho trovati molto interessanti e utili. questione dimensioni: al momento ho deciso di lasciarla un po in secondo piano..effettivamente dovrei rimansere su uno scafo piu corto e gestibile dal punto di vista costruttivo. per quanto riguarda il progetto a Cad invece sto mandando avanti.. durante le ore buche in uni dei progetti usando Inventor pro2009 e Catia. con catia la parte inerente ai flussi sull'ala è molto interessante.. ma dal punto di vista pratico e costruttivo penso che disegnerò il modello con inventor. l'idea è appunto di avere una bozza: avere dei disegni da cui ricavare le effettive dimensioni x poi iniziare la costruzione. sto inoltre pensando.. (ma a parer mio sarebbe un peccato), per semplificarmi la vita, di costruire una wingsail senza flap.. in pratica senza la cerniera centrale. ..mi rendo sempre piu conto che il progetto è lungo e difficile.. ma al momento non mollo e sono molto speranzoso. al piu presto posterò qualche foto del progetto Cad.
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| Moderatore Data registr.: 18-05-2006 Residenza: Torino
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Dal dislocamento si ricava il momento raddrizzante e di conseguenza si può verificare la superficie velica che si è in grado di gestire. Per quanto riguarda l'ala, specie ai Re modellsitici, il flap è sicuramente indispensabile, altrimenti non funziona nulla. Se hai dimestichezza con gli eli e la gestione elettronica delle fasi di volo, per gestirlo puoi fare delle prove a terra con dei presetting stabiliti e poi usare le "fasi di volo" della programmazione della radio per passare velocemente da simmetrico a mure a dx /mure a sx. Ciao
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| User Data registr.: 08-02-2008 Residenza: milano
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| Citazione:
x la questione flap, l'idea dell'utilizzo delle fasi di volo come metodo per variare la posizione del flap mi sembra ottima. utilizzerei poi in in termini generali gli stick x timone, fiocco o regolazione fine. come radio ho una T10 x elicotteri (10 canali di cui 8 proporzionali e 2 swich). x i servi, usanto i cavi a Y non dovrei avere problemi. piu che altro x quanto riguarda lo skizzo, x il dimensionamento da cosa dovrei partire? peso stimato e poi valutare se le forze che impegnano la vela sono adeguate in funzione del vento?.. se riesci a essere un po piu chiaro sotto il punto di vista della progettazione dimensionale ti ringrazio. non ho esperienza x quanto riguarda progettazione di barche.. e quindi non so bene da dove iniziare. grazie!
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| Moderatore Data registr.: 18-05-2006 Residenza: Torino
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| Citazione:
![]() Per il raddrizzamento, se fai i calcoli dei momenti statici non ti sbagli: dato un peso stimato totale e la posizione del baricentro (che sara` al centro in prima approssimazione) la semilarghezza moltiplicata per il dislocamento ti dara` circa il max momento raddrizzante. Pero` bisogna tener presente che come lo scafo centrale sara` fuori dall'acqua e l'inclinazione aumentera` il momento raddrizzante potra` solo diminuire... Insomma, c'e` da fare un po' di conti , ma se lavori per similitudine qualche numero sensato e` postato in questa discussione http://www.baronerosso.it/forum/navi...ml#post1236206 . (Ti consiglio di leggere tutta la topic per vedere i vari problemi discussi.) Un peso ragionevole per 120 cm di lunghezza e circa altrettanti di larghezza pare attorno ai 2,5 Kg e 60-70 dm2 di vele, meglio se l'albero non e` troppo alto (meno di 2 metri). Quindi con 1,2 metri di larghezza il momento raddrizzante max sara` circa 2,6 x 0,6 metri = 1,56 Kg metro. Paragonandolo a quello di una IOM, usando dati semnplificati abbiamo: 60 dm2 di vele un'altezza del CV dall'acqua circa 0,6 metri braccio di leva del bubo circa 0,4 metri peso del bulbo circa 2,4 Kg Il momento raddrizzante di una IOM inclinata 50 gradi (circa il limite di utilizzo, gioco 1 e 14 nodi di vento) e`: 0,65 Kg metro. Quindi, a spanne, abbiamo un raddrizzamento doppio di una IOM e possiamo supporre di poter reggere, a pari vele, lo stesso vento ma non molto di piu`. Infatti quando il monoscafo sbanda riduce la superficie delle vele esposta, le avvicina all'acqua (dove il vento cala di intensita` per effetto del gradiente), ma soprattutto aumenta il momento radrizzante. Questo crea una forma di autostabilita`. Il multiscafo, invece, appena si inclina riduce il momento raddrizzante (la larghezza si riduce con il coseno dell'angolo di sbandamento) e quindi appena uno scafo si solleva si e` gia` al limite della scuffia. Nei "veri" l'inerzia permette di avere il tempo di reagire, invece nel "piccolo" i tempi sono molto ridotti e quindi la scuffia e` sempre molto facile. insomma, quando si va su uno scafo l'equilibrio e` sempre precario ![]() Se pensi di voler approfodire un po' il discorso multiscafi c'e` un bellissimo libro di Crepaz che ne parlava diffusamente. Purtroppo non so se si trovi ancora in circolazione: pero` vale tanto oro quanto pesa e se si ha modo di reperirlo e` un buon investimento, doamni ti posto il titolo. Qu ti mettoi qualche formula per i monoscafi a deriva zavorrata tratto da : http://www.baronerosso.it/forum/navi...tml#post618608 Formula momento sbandante: Msb= 0.1(*) x (Sup tot) x Vv2 x Ca x cos(f) Formula momento raddrizzante: MRa= (d') x (massa tot) x sin(f) dove: - 0,1 è il coefficiente sperimentale della risultante sulle vele per le "Barche vere" che c'era sul libro e su cui ho operato una correzione in base a osservazioni sperimentali sui modelli: ora io uso 0,05 che dà risutati plausibili. -Vv2 è la velocità del vento al quadrato -Ca è la distanza tra centro velico e centro di deriva (in altezza, naturalmente): la risultante delle forze antiscarroccio in prima appox si può piazzare sul baricentro della deriva -(f) è l'angolo di sbandamento -d' è la distanza tra il galleggiamento e il baricentro/asse del bulbo. Per i multiscafi la formula del momento raddrizzante cambia piu` o meno cosi` se trascuriamo la massa dell'albero + vele (altrimenti al situzione peggiore ulteriormente) Formula momento raddrizzante: MRa= (larghezza/2) x (massa tot) x cos(f) E` chiaro che a 90 gradi di sbandamento il raddrizzamento e` nullo. Ciao
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| User Data registr.: 08-02-2008 Residenza: milano
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Grazie Claudio V! mi sei davvero di grande aiuto e la tua spiegazione è stata piu che comprensibile ed utilisssima. adesso ho un po le idee chiare sul dimensionamento pesi e raddrizzamenti. ps (se spiegasse così bene anche il mio proff di fisica tecnica.... ).a questo punto metto insieme gli schizzi e poi posto qualche dato. geometria del multiscafo + pesi scafi stimati (e relativa distanza) + stima superficie aerovela. .. forse non verrà un modello uguale e in scala con Oracle.. però sono molto speranzoso. inoltre leggendo un'altro post stavo pensando che l'ala si potrebbe costruire in deppron rinforzato con carbonio e fibra. domani vedo i pesi specifici e stimo quanto peserebbe (sempre riferito al Momento raddrizzante alla quota del Centro di gravità e ulteriore instabilità dello scafo). grazie ancora! ps. posterò tra qualche tempo x via di esami.
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