Discussione: Multiscafo
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Vecchio 08 novembre 08, 12:38   #73 (permalink)  Top
claudio v
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Originalmente inviato da claudio v Visualizza messaggio
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Se voi provate a lavorare nella stessa direzione/classe (mini 40), puo` essere che alcune cose siano "riciclabili", quindi la proposta che posso fare e` di:
  • disegnare delle forme in base alle info di cui sopra per dislocamenti tra 2,5 e 3kg
  • spostare il centro dei volumi ben a poppa (60 % almeno) in modo che il gradiente generato dagli stessi fornisca la depressione a poppa sufficiente a ritardare l'ingavonamento
  • di far si che gli scafi laterali abbiano una certa porzione di fondo "piatto/rettilineo" che generi portanza anche a barca sbandata
  • di fare uno scafo centrale con sezioni a v profonde che non generi portanza, ma solo depressione a poppa
  • di avere prue finissime e lunghe che in statica non bagnino quasi.
Credo che in pratica si debba fare una specie di caricatura di Idec accentuandone le forme dove e come serve.
Per farsi un'idea conviene guardare qui e copiare l'idea ma rapportata a quel che serve su un modello.
Trimaran IDEC

Se pero` alla fine non e` giusto, non mi assumo responsabilita`
Ciao
Ciao Mikele,
Penso che quanto detto a proposito dei Tri , tolto il discorso dello scafo centrale che vedi evidenziato in rosso, sia applicabile anche ai Cat, probabilmente rimanendo su un dislocamento totale un po' più basso (meno di 2,6Kg, da 2 a 2,5).

Tanto i tri dell'ultima generazione, anche secondo autorevoli progettisti Full scale si comportano circa come i cat. Ti suggerisco la lettura del libro che sto studiando negli ultimi tempi: I Poliscafi edito da Mursia trai cui autori c'è anche Crepaz. E' del 92, ma contiene moltissime informazioni utili compresi alcuni accenni al discorso foil... con dei dati che , per mia fortuna, concordano con le simulazioni fluidodinamiche che stiamo facendo per il mio futuro Moth.
In fondo i progressi maggiori degli ultimi anni vengono più dall'uso e dalla pratica dei materiali compositi che da scoperte rivoluzionarie.
Infatti, dalla documentazione che sono riuscito a reperire, già da anni per i monoscafi tipo open 60 e similari ormai il discorso prestazionale sia legato più al budget che permette l'uso dei materiali più ad alto modulo e costosi (e che quindi permettono di abbassare il peso della cellula) che ad altri parametri.

Dall'esame preliminare che ho fatto per lo studio del nostro multiscafo sono emerse altre cose "meno" interessanti.
Nel campo "reale" la superiorità in velocità max del multi rispeto ai mono è certa e sicura. Nei modelli, se facciamo il conto del diverso rapporto che abbiamo tra masse e superfici veliche si nota chiaramente che una parte del vantaggio è "sfumato".

Se consideriamo che i modelli alle alte velocità sono plananti , il loro comportamento è più assimilabile (indipendentemente dallla "classe di appartenenza") a quella di uno Open o di un Wor anche se hanno lo scafo stretto che a quello di una IACC.
Infatti, potendo controllare molto poco lo sbandamento, gli scafi dei modelli ottimizzati funzionano bene e planano anche "sbandati". Se fossero larghi come come le "tavolette" oceaniche sbandando diventerebbero "una zappa" piantata nell'acqua e dislocante... non planante.

Quindi , se facciamo un paragone in full scale, vediamo che tra un wor e e una cat non ci sono differenze così abissali nelle velocità e quindi anche nei modelli non sarà il caso di aspettarsele.

Se mettiamo, ad esempio, 0,7 m2 di vele a un cat di 2,5 Kg abbiamo un rapporto vele-massa circa doppio rispetto a una IOM con tutto il momento raddrizzante immediatamente disponibile.... peccato che appena la barca solleva uno scafo e incomincia ad inclinarsi perde un po' di superficie velica esposta, ma anche tanto momento raddrizzante.
La momento raddrizzante è sicuramente proporzionale al coseno dell'angolo di sbandamento, quindi oltre un certo angolo decade molto rapidamente
Invece il momento sbandante decresce con lo sbandamento, ma un po' meno di quello che è l'andamento legato al seno del'angolo a causa del vento relativo e di altri fattori...
Quindi, l'equilibrio su uno scafo è un po' "precario".
Inoltre la difficoltà di mantenere l'assetto laterale e longitudinale già presente nei "veri", nei modeli sarà ancora più accentuata a causa delle inerzie ridotte: scalando le misure, le masse vanno sempre con il cubo del fattore di scala e anche il i momenti d'inerzia vanno con il cubo delle dimensioni e quindi del fattore di scala... Quindi, se su un cat vero di 20 metri avremo 5 secondi per risolvere un problema alle scotte, su uno di 1 metro (20 volte più piccolo) che ci dobbiamo aspettare???
Se facciamo il conto matematico puro sulle inerzie viene fuori che abbiamo 5 secondi / 20^3= 5/8000= circa mezzo millesimo di secondo... un po' pochino.
Poi in realtà giocano anche altri fattori a favore e quindi la situazione non è così drammatica, ma comunque i tempi sono ridottissimi.

Meglio avere un verricello per comandare le vele veloce e potente
Il discorso Foil potrebbe invece aiutare: una sezione frontale curva o inclinata verso centro barca con lo sbadamento guadagnerebbe portanza sottovento e la perderebbe sopravento.
Uscendo a pelo d'acqua la cavitazione dell'aletta farebbe perdere tutta la spinta idrodinamica e lo scafo sollevato tenderebbe a ricadere verso il basso.
Quindi i foil potrebbero funzionare da stabilizzatori dinamici aiutando a controllare lo sbandamento laterale e a rendere più lente le reazioni del nostro multiscafo permettendo di pilotarlo più facilmente e nel contempo di avere velocità massime più alte.
Peccato che a bassa velocità siano un bel freno e che non sia poi così facile dimensionarli in modo che funzionino.
Nel caso di uso dei foil, la strada da seguire è certo quella della massima larghezza tra le alette, del minimo peso totale e della maggior distanza possibile tra loro e il foil stabilizzatore da applicare al timone.
(Vedi Hidroptere e qualche video di tri con foil in rete)
Però anche qui è un campo tutto da indagare e scoprire.

Chi ha dimestichezza con Profili 2 potrebbe dedicare un po' di tempo a studiare dei profili portanti a basso Re che funzionino bene in acqua con corde di 50-60 mm o anche meno e poi studiare le forme frontali, le superfici (aree necessarie al sostentamento) e le forme in modo che oltre un certo angolo di sbandamento lavori benissimo il foil sottovento e niente quello sopra-vento.
A voler fare ricerche e studi c'è di che divertirsi abbondantemente
Saluti

p.s. bellissimo il wor: gran bella finitura... immagino le ore di lavoro dedicate.
claudio v non è collegato   Rispondi citando