Discussione: Harrier
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Vecchio 03 dicembre 07, 01:11   #59 (permalink)  Top
maumarti
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ciao a tutti
i problemi sono vari, e tutti da non sottovalutare.
Come nel vero Harrier, la semplicita' e' stata la carta vincente.
Quello che non c'e' non si rompe.
Scarterei assolutamente compressori centrifughi e ventole elettriche per il controllo.
Pensateci bene e vedrete che sono utopie.
Peso e complessita' costruttiva.
L'unico sistema efficiente e' usare l'aria spillata dal condotto principale.
Poi non so se avete presente un motore a scoppio come il Rossi 105...
22mila giri, una bestia...provate a flangiarci, oltre la ventola anche un compressore centrifugo!!!
Si deve lavorare sulla portata d'aria, non sulla pressione. Dimenticate il concetto di aria in pressione, la ventola non produce pressione, ma accelera solo una grande quantita' di aria.
Inoltre al calare del diametro della ventola cala anche l'efficienza, quindi 4 ventole (una per ugello) necessitano di piu' potenza complessiva rispetto ad una sola ventola per produrre la stessa spinta.
Da tenere in considerazione per la soluzione 4 ventole, anche altri fattori, l'effetto giroscopico in primis. (oltre dover gestire i giri ed alimentare 4 motori)
L'affermazione che l'aria prodotta dalal ventola non basta mi sembra avventata...Il Rossi 105 produceva 6,5 chili di spinta statica con la ventola Byrojet,e il modello pesava circa 4,5 chili. (sono passati vari anni, non ricordo i dettagli) La perdita di spinta dovuta a variazioni di sezioni dei condotti e ai gomiti portava ad una spinta utile comunque sufficiente, sia per il sostentamento che per spillare aria per i controlli. Il tutto era suscettibile ancora di miglioramenti, quindi sono certo che lavorandoci ancora si sarebbe arrivati ad un risultato soddisfacente.
Dopo 6 anni di test, e un mucchio di soldi investiti, mi sono un po' stancato.
Se dovessi costruire un ulteriore prototipo, farei esattamente la stessa strada dei precedenti, lavorando maggiormente sul contenimento dei pesi, sulla pulizia dei condotti e degli ugelli, ma manterrei invariato il concetto di base.
Il condotto principale, subito a valle dello statore, si divideva orizzontalmente in due condotti di sezione semicircolare. Quello piu' in alto si biforcava dolcemente versole fiancate, curvando contemporaneamente verso il basso, dove incontrava la flangiatura dei due ugelli anteriori.
Il semicondotto inferiore, portandosi verso poppa, si biforcava a sua volta, verso i due ugelli posteriori.
Ovvio, sempre con curve dolci e limitando al massimo le variazioni di sezione.
Gli ugelli, per limitare la perdita di spinta dovuta ai gomiti, erano palettati all'interno.
La spillatura dell'aria per alimentare i controlli, era sul dorso del condotto principale, e si divideva a sua volta in tre condotti; uno verso la coda e due verso le semiali.
Non ho sperimentato altri sistemi (microcompressori, e robe simili) ma di quello che ho fatto in prima persona posso dire che funziona, e con gli affinamenti che ancora si possono apportare e' di sicuro successo.
Ho letto qualche messaggio indietro che facevate riferimento agli Harrier di quell'inglese (Mike Koskela) che e' apparso su Modellistica. Bene, se andate a leggere meglio vedete che il suo modello (piu' piccolo) era ben poco in scala, e non aveva ugelli orientabili, ma un solo condotto piegato verso il basso. Non poteva volare come un qualsiasi modello, ma era praticamente solo un banco test per il volo a punto fisso.
A vostra disposizione.
ciao
mauri
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