Citazione:
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Originalmente inviato da claudioD .....
Negli anni 90 la situazione cambia completamente perché si sono accorti che queste nuove forme potevano entrare in "planning" col vento di poppa e ottenere delle velocità mai raggiunte prima. Il progresso é indeniabile e cosi nascono nuove forme come il Moro di Venezia e poi il BlackMagic, e poi tutti gli altri, e la gara a chi copiava di più era comminciata, etc.
Tutto questo mi va bene, ma se osservo attentamente gli ultimi risultati della AC, noto che i percorsi di bolina sono intorno ai 45° mentre all'epoca si poteva pretendere di stringere il vento intorno ai 35°/36° e quache volta anche meno.
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Se si nota la capacità di planare degli AC veri, non vuol dire che i modelli che hanno delle dimensioni di lunghezza intorno a 100/130 cm faranno altrettanto, anzi non succede mai a causa del famoso Reynolds e dei suoi numeri.
Allora mi dico, se non si puo' planare a che serve fare delle forme di carena che scopiazzano gli AC come si fa da almeno 15/20 anni ?
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Ciao Claudio,
Condivido molto di quel che scrivi riguardo alle mode e ai nefasti influssi, così come le scopiazzature dal vero ai modelli che spesso portano completamente fuori strada, ma sul discorso "plannig" secondo me non funziona come scrivi.
Partiamo da una formula empirica che si usa per calcolare la velocità max in dislocamento di uno scafo:
vmax in dislocamento espressa in nodi = radice quadrata di Lwl (in piedi)
La radice quadrata di 60 piedi (circa lwl di un AC in statica ) è 7,7 nodi.
La lwl in dinamica possiamo supporre sia circa 75 piedi e quindi la radice quadrata è 8,7 nodi.
Aumentando la finezza e l'idrodinamica degli scafi si può maggiorare leggermente, fino al 20-40 % questo valore e ne vengono fuori le velocità delle attuali barche.
Quindi possiamo concludere che gli attuali AC a circa 12 -13 nodi max non planano, se non per quella accelerazione che possono avere sfruttando l'onda (che non è comunque un vero regime di planata).
Per parlare di vera planata bisogna che venga raggiunta una velocità di almeno 1,6 o 2 volte la velocità max in dislocamento della formuletta empirica di cui sopra
Passiamo ora ai modelli.
Un classe IOM è al galleggiamento circa 3 piedi, la mia 2 metri del record è al galleggiamento 6,5 piedi, come anche l'AC10.
Dello IOM non ho dati sicuri, ma si stimano velocità max ben superiori ai 3 nodi. Della mia 2 metri ho i rilievi fatti con il gps durante la traversata. Velocità max rilevata superiori ai 9 nodi e medie di 8 nodi sul minuto.
Giusto per raccontare un fortunato aneddoto di Novembre 2006
Il mio AC 10 Luna Rossa di bolina è stato misurato a Valencia in sorpasso a Luna Rossa vera mentre era al traino del gommone (con l'equipaggio che mi urlava la velocità letta dai suoi strumenti laser) a circa 6,5 nodi con 10 nodi di vento (quindi di sicuro non alla velocità massima)
La radice quadrata di 3 è 1,7 e quindi una IOM va a più del doppio della velocità max stimata di dislocamento.
La radice di 6,5 è 2,54 e quindi la mia 2m del record va 3,5 volte più forte della velocità max di dislocamento e L'AC 10 di bolina 2,5 volte.
Con buona certezza possiamo concludere che i modelli planano più di qualunque scafo dislocante vero, tra cui gli attuali Coppa America.
Quindi se ne conclude che, dato che i modelli planano, le forme di carena da utilizzare sono quelle plananti, ma con una grande differenza dalle plananti vere per tutta una serie di motivi derivanti dalle dimensioni, dal numero di reinolds, dal rapporto tra volumi , pesi e superfici veliche completamente diversi dal reale.
Soprattutto le forme di carena dovranno permettere la planata anche e con lo scafo moto inclinato, cosa che in 1:1 non avviene (perchè sopra c'è un equipaggio che regola e riduce le vele per tenere l'inclinazione ottimale).
inoltre le derive dei modelli in condizioni di planata e barca inclinata diventano dei foil il cui calettamento e rendimento è dato dalle forme dello scafo, etc etc etc.
Ma questo è tutto un altro argomento e un gran problema tecnico ancora tutto da analizzare risolvere.
Ciao
Claudio Vigada
www.ff1.it/urca