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Ma la ricarica di questi casi non e' lenta, siamo intorno a un terzo...lo sarebbe se fosse un decimo della capacita', in quel modo l'accumulatore scalda ma non ebollisce e non perde elettrolito.
Se l'accumulatore scalda tanto, l'ebollizione fa evaporare l'elettrolito che lo manda in pressione, indi (..prima o poi..) la valvola di sicurezza si apre e fuoriesce il vapore.
In pratica perde\diminuisce la capacita', perche' se ne va via l'elettrolito.
(Per il primo carichino il conto esce di 5 ore e 10 minuti...)
La questione della carica a corrente costante e vera, ma non per i carichini delle foto.
Il primo carichino dovrebbe essere 'stabilizzato' in tensione e se assorbe troppo ci ha una protezione che lo fa staccare (perche' sembra di quelli elettronici) e quindi dovrebbe funzionare attaccando e staccando per tutto il tempo...nn so quanto camperebbe cosi'...(ma la carica a impulsi sembra che faccia bene alle celle pero'..)
Poi nel mondo reale, le caratteristiche dell'accumulatore un po' compensano, maggiormente le NiMh tendono ad alzare la loro tensione e spesso i guai si bilanciano.
In pratica, soprattutto le prime volte monitorerei i valori di tensione e corrente durante la carica, basta un voltmetro digitale anche da 5 euro dal cinese e qche pinzetta a coccodrillo (un paio di euro per cinque coppie suppergiu'..)
( il primo carichino puoi provare di metterci qche resistenza in serie per cercare di 'calmare' le cose se troppo esuberanti)
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