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Vecchio 10 aprile 14, 19:08   #5 (permalink)  Top
(marzo)
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infatti l'elenco è purtroppo ben più lungo,beppe..

per tenere aperta un attività con sede immobile aperta al pubblico oltre al punto 6 e allo studio di settore quel che incide molto sono le "spese vive".

esse non sono mai menzionate nei fantasiosi resoconti ufficiali, i quali sotto la voce tasse menzionano solo le principali imposte.

dimenticano le varie autorizzazioni da rinnovare annualmente, le varie iscrizioni ai molteplici albi , i formulari, le assurde spese per la tenuta dei registri, dello smaltimento, stoccaggio rifiuti (che per una ditta si somma alla normale spazzatura comunque dovuta anche se inutilizzata e ha dei costi allucinanti), la messa a norma di mille dispositivi, la famigerata legge ex 626, le visite alla medicina del lavoro, i corsi di aggiornamento sulla sicurezza, per non parlare di quanto costano le operazioni bancarie o la sola tenuta del conto e ancor più del fido (il quadruplo che a un privato), ecc ecc ecc..


considera poi che come per lo studio di settore, tali costi sono immutati anche in caso di mancato ricavo..

detto ciò mi stupisco di come possano esserci ancora alcuni negozi "fisici" ancora aperti.

e non mi stupisco quindi del fatto che all'estero un modello costi la metà che da noi..




a novegro ho visto qualcosa di interessante come qualità prezzo solo in alcuni stand di utensileria-materiale.

quando ho chiesto dove avevano il negozio mi hanno risposto che fanno solo fiere (quindi a costo di gestione zero) o vendite on line (quindi senza la maggior parte dei costi fissi di cui sopra)
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