Citazione:
Originalmente inviato da staudacher300 Se non mi linciate ed accettate il parere personale di un povero niubbo del settore mi permetterei di osservare che venendo dall'esterno si arriva con un'idea di aliante che non corrisponde punto con quel che si trova.
Intendiamoci, non che certi fischioni mi facciano ribrezzo se si parla di modelli di fantasia e non di riproduzioni, ma così a naso mi pare che si sia andati un pelo troppo in la, e questo lo dico spesso anche nella mia sezione di provenienza ( jet a ventola) dove la sindrome dal pisello corto  ci spinge a scimmiottare le turbine salvo dar vita ad improbabili MB 339 da mach 3.5 . 
Personalmente non seguirò la moda del balistico, a me non piace, ovviamente é un gusto mio e rispetto al massimo quello degli altri dai quali posso solo impare.
Chiedo venia.  |
direi che le tue osservazioni hanno molto senso anche se sei un motorista e per di più ventolaro.
Seguo quindi il tuo filo.
Ci sono due filoni principali da considerare negli alianti estremi non da F3qualcosa:
1) modelli riproduzione old timer o moderni di ampia aperura alare.
2) acrobatici spinti che vanno dai circa 3 metri aa ai circa 4m aa ( poco oltre per alcune riproduzioni usate principalmente nell'acrobazia in pianura).
La terza categoria estrema senza motore è quella dei manico di scopa, ben descritta nei regolamenti e dall'iconografia ufficiale. In questa categoria, alcuni casi germanici all round si discostano dalle regole dimensionali F3x per raggiungere aperure di 5 e 6 metri.
Le grandi dimensioni per un modello permettono di volare a numeri di reynolds più vantaggiosi.
la tentazione è forte per il modellista. L'aliante vola meglio, più in scala, la polare migliora.
Ciò è vero sia nel caso dell'aliante moderno riproduzione, sia per il manico di scopa extra large, sia per l'old timer.
Nell'old timer c'è un ulteriore vantaggio: si può lavorare più facilmente sulla parte riproduttiva, in scala piccola sembra che per certi particolari serva un orologiaio con la lente. Due grandi esempi recentissimi di smodate dimensioni sono il Musger di Meazza & C e il Borea di Toni & C.
Ho pilotato il Musger a Nervesa, quando ancora aveva l'incidenza a 3,5° e l'ho trovato splendido e reale, come me lo aspettavo. Facile, anche se molto paciocco e reagire ai comandi. Dimitri mi assicura essere molto migliorarto diminuendo l'incidenza. Sarà ancora pià facile da portare.
Personalmente, ho poca attrattiva per i motori, anzi è proprio la loro mancanza ad affascinarmi.
E' evidente che le grandi aperture alari, i forti allungamenti e le ampie corde sono similari alle motorizzazioni potenti, tra l'altro sono enormi i vantaggi che anche a motore la grande scala conferisce.
Recentemente ho finalmente portato in volo un aliante acrobatico gigante di 3,90 (il fritto misto di ghisleri) e sono rimasto sorpreso dalla facilità di pilotaggio, nettamente più facile e stabile di un aliante da 3 metri. Più facili anche le figure grazie anche all'inerzia ed al miglior rapporto con l'aria che i renolds più alti conferiscono. La velocità, apparentemente più lenta, la maggior visibilità, danno più tempo al pilota per reagire e impartire i comandi, a vantaggio della precisione.
E' decisamente più simile a un fox o a uno swift full scale, come comportamento in volo, di qualsiasi altro modello io abbia pilotato. Basta poca quota, una breve affondata, per raggiungere la velocità necessaria per inanellare una serie di figure che vengono "passate" quasi a velocità costante.
Chiaramente, un acro da 4 metri aa con una fuso da 3,60 e 14Kg non è il modello comodo da pendio, quello che butti in macchina e una volta sul posto ti metti in spalla e che puoi lanciare comodamente.
E' tutta un'altra scala.
Gli alianti acro "normali" si aggirano intorno ai 3m.
Le sfide sono fare quota e una volta eseguita la presa di velocità in affondata disporre di tanta inerzia per poter eseguire una serie di figure.
L'inerzia richiede peso e salire richiede leggerezza. Due esigenze in contrasto.
E' vero che, con alianti poco carichi, si può raggiungere quota notevole e da lì eseguire il programma acro da pianura, scendendo in lente evoluzioni, convertendo gradualmente la quota in energia
Tanto vale stare in pianura.
In pendio le figure le esegui ad altezza occhi e talvolta giochi con l'orografia del terreno. Se arrivi dopo una affondata e sei scarico, l'aliante da tre metri esegue una figura e poi è fermo. La resistenza dell'aria a quey reynolds è alta. Disporre di una grande finezza aerodinamica aiuta ma non è determinante.
L'inerzia, data dal peso, fa la differenza e permette quel volo di cui mi innamorai tanti anni fa osservando tarter e simeoni ancora ragazzi.
Se voli con i 3m e vuoi fare più di una figura, devi entrare più veloce di un 4metri ed avere un carico alare
in proporzione assai più elevato.
il carico dei 3m sui pendii alpini è arrivato anche a oltre 150g dmq. Per raggiungere le velocità terminale adatta (la velocità terminale è quella dove la resistenza eguaglia l'accelerazione di gravità ) ti servono quota finezza aerodinamica e peso in conseguenza.
L'alternativa è aumentare la scala. Di quanto?
Credo che quest'anno, su al Cornetto, si siano sperimentate interessanti configurazioni di carichi e profili nella zona tra i tre metri e i 4 metri (nei 4metri c'erano fritto misto Lolloray e MantaRay di ghisleri, visto anche il Fox di Egidio Sala che manovrava da fermo).
Dimitri con lo stesso stingray da 3,30 è passato dai 7Kg ai 12,5 con il ballast.
Pipistrone volava con uno X sting da 2,90 di oltre 8Kg, un carico alare oltre i 150g, Tarter anche lui disponeva dello stesso 2,90 ma non così carico. Quello di alessandro era ancora meno carico.
Tra gli swift interessantissimo lo swiftino due e mezzo di bicioswift, carichissimo. Sui tre metri lo schroeder leggerissimo di angelo errico e quello ben carico di Tarter.
Il Bhyon fuso in fibra e ali in polistirolo portato in volo in manifestazione da paolo dall'acqua con meno di 7 Kg aveva un carico alare irrisorio (l'ala ha una corda gigantesca) e manovrava benissimo.
Infine, il KA6 di Belloni di ampia apertura e poco peso, affondava alla stessa velocità dello sting di pipistrone.
C'è da ragionarci sopra.