Citazione:
Originalmente inviato da Cesare de Robertis E' uno spettacolo meraviglioso! In rete ce ne sono parecchi esempi e ricordo alcuni anni fa un bell'articolo sul National Geographic. Comunque, a parte le nuvole e le intime "glorie mattutine", Morning Glory si riferisce anche a diversi tipi di piante (Ipomea) della famiglia del Convolvolo. Quella acquatica viene usata comunemente nella cucina thai come verdura ed è buonissima. Quella terrestre invece ha i semi dotati di proprietà psicoattive, capaci, se ingeriti, di dare interessantissime alterazioni delle capacità percettive. Non bisogna esagerare però, altrimenti ci si ritrova a sragionare e a sparare catzate stratosferiche come questo imbecille e i suoi accoliti: Scie Chimiche (Chemtrails) - Tanker Enemy ✈: agosto 2009
Leggete e fatevi due risate, soprattutto coi commenti!  
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Ebbi un incontro con la sfinge del convolvolo.
Ero ragazzo, più verso la parte del bambino che da quella dell'adulto. Mi sentivo scienziato naturista ed entomologo, collezionavo farfalle insieme al mio amico Leonardo. La costruzione del retino era un rito che celebrava l'inizio della stagione di caccia. Volendo essere politically correct e un pò ipocrita, mi converrebbe dire: "stagione di raccolta".
il retino non era quello che si comprava in negozio al mare bensì un attrezzo con una imboccatura di mezzo metro di diametro, ricavato da fil di ferro di generosa sezione, dal quale dipartiva un tubo di garza profondo una ottantina di cm.
Il lungo manico era di bambù.
Bambù na' cippa, trattavasi naturalmente di canna da fosso, il bambù dei poveri.
Una volta catturate, le farfalle venivano misericordiosamente uccise stringendo il torace fra due dita. Idealmente, l'entomologo avrebbe dovuto preferire l'etere, una goccia sufficiente ad addormentare anestetizzare ed uccidere l'esemplare.
L'etere lo vendevano in farmacia ma a noi ragazzi non lo davano. Giustamente, aggiungo io. Non tutti i ragazzotti erano responsabili come il mio amico Leo ed il sottoscritto: sarebbe bastato un nulla ad accarezzare l'idea, come insegnavano al cinema, di addormentare le essere umane con un fazzoletto imbevuto del magico liquido per poi guardare loro sotto le gonne.
Tornando agli esserini volanti, sottolineo volanti per non essere spostato off topic, una volta dipartiti, venivano messi in una busta a pianta triangolare ottenuta piegando mezzo foglio da quaderno oppure di carta oleata. Una volta a casa si piazzavano sugli stenditoi di compensato, costruiti come insegnava il prete di Vigheffio insigne entomologo ecc ecc.
Senonchè la sfinge del convolvolo non è un leggiadro ed elegante ropalocero dagli sgargianti colori. E' una grossa farfalla notturna scura e pelosotta, con poca ala ma tanto tanto torace. Sotto il torace un ventre schifoso liscio molliccio a righe orizzontali che sembra una vespa gigante solo vestita a lutto.
Apertura alare dodici centimetri. Un corpaccio che levati.
Ero al mare con i miei, l'ultimo anno prima di guadagnare la mia libertà estiva.
Si giocava a minigolf con gli "amici" conosciuti in spiaggia , non me ne ricordo neanche uno. Ad un tratto Lei. L'indimenticabile inconfondibile Sfinge. Non so se fosse posata su un convolvolo o di che diavolo di pianta si trattasse. Non ero mica un botanico.
La osservai a lungo ma non troppo, studiando come farla mia; era immobile ma avrebbe potuto volar via in un istante. Non avevo retino e nessuna esperienza con gli eteroceri, quelle bestie lì insomma. Ero invidioso di un mio amico perchè lui aveva la testa di morto e anche la saturnia pyri, una sventola da sedici cm di apertura. Morale: ne nacque una zuffa con porporina di ali di farfalla che si alzava in nubi. Quella cosa sbatteva le ali con tale forza da non riuscire a tenerla in mano. Faceva un rumore del diavolo, frullava FRRRRRPPP FRRRRRRRPPP.
Mi rendevo conto di averla irrimediabilmente danneggiata e che non sarebbe più potuta tornare alla normale vita da farfalle, le sue chance di donare la vita per la scienza erano sfumate fra le mie manacce maledette.
Strinsi il torace grosso come un dito e poi ancora ed ancora ma non voleva mollare, era sempre lì, ferocemente attaccata alla vita, con una energia tremenda e quelle ali caricate a molla.
La finii a colpi di mazza da minigolf, ne servirono parecchi, menati come si porta la mazza per spaccare le pietre. Quelli con me si erano allontanati, il minigolf era popolato in prevalenza da signore con marito in città. Stavano là, nelle altre buche al di là della siepe, girate di tre quarti, pronte alla fuga, i loro sguardi puntati su di me, sfuggenti o fissi, in comune lo sconcerto.
Ho smesso di fare collezione di farfalle, con quella vita che sfuggiva fra le mie mani assassine e combatteva combatteva.
Non so perchè scrivo queste righe.
Non lo so.