mizzica, stavo dormendo!
che bello il Beriev, dopo il Belphegor è il mio jet preferito
per decollare dall'acqua c'è bisogno di una sola cosa: uno scafo progettato bene
se lo scafo è correttamente dimensionato, il modello dopo una breve corsa navigando a dislocamento, cioè con tutto lo scafo bagnato, entra in quella condizione che si chiama "planata idrodinamica": cioè "sale" sul redan (il gradino dello scafo) toccando l'acqua solo in due punti: il redan stesso e lo specchio di poppa, dove eventualmente può esserci il timone marino. A quel punto la portanza delle ali gentilmente lo solleva dall'acqua, e il modello non è più una barca e diventa un aeroplano.
Per arrivare a questa condizione, è necessaria potenza, ma non superiore a quella richiesta da un decollo da terra... se non fosse che il diavolo ci mette la coda, e cioè che per innescare la planata idrodinamica bisogna superare la resistenza dell'acqua nella fase iniziale del flottaggio; e per far questo ahimé serve COPPIA.
Sui modelli idro si preferiscono eliche grandi proprio per avere coppia in questa fase delicata del volo, ma noi abbiamo solo ventole che, come sappiamo, coppia ne dano proprio poca, specie a bassa velocità
Io direi quindi che occorre un pò più di spinta statica rispetto a quella che consiglierei per un idro elicato: io andrei su un rapporto peso/potenza di almeno 3/2, quindi diciamo due chili di spinta per un modello da tre chili... e andrei con un condotto senza strozzatura, o volendo fare i fighi con un condotto a geometria variabile che sta aperto in acqua e chiuso in volo.
Ecco uno dei miei idro, con un rapporto peso/spinta 2:1 (in pratica 600 grammi di spinta per 1200 grammi di modello): il rientro in spiaggia è fatto tutto in planata idrodinamica, tanto per capire di che si tratta