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1) Le ali degli insetti non hanno un movimento semplice: sbattono, ruotano su sè stesse, cambia il piano di battuta per la manovra, si deforma la struttura stessa dell'ala, le forze agenti sull'ala restituiscono un feedback all'insetto.
Quanti "magnetini" e sensori servono per poter riprodurre questi movimenti? Quanto complessa deve essere la logica di controllo?
2) Ammesso di essere stati così bravi da risolvere il punto (1) e costruire un prototipo che muove le ali come un vero insetto, i meccanismi aerodinamici che permettono il volo sono ben diversi da quelli descritti dall'aerodinamica classica. Entra in gioco la viscosità che ad alti Reynolds è trascurabile, ed è tanto più importante quanto più le dimensioni dell'insetto sono piccole. La frequenza del battito non è casuale, ma deve adattarsi, inseguire e sfruttare i vortici che si formano ad ogni battuta, oltre al fatto che il tutto è terribilmente sensibile alla sincronizzazione delle varie ali.
Quanto piccolo deve essere il modello per sfruttare questi fenomeni?
Comunque il mio consiglio è: prima di iniziare a pensare a come fare e con che materiali, dovresti capire "cosa" fare. Come devono muoversi le ali, quanto devono essere grosse, a che frequenza devono battere, quanto deve pesare il tutto. Non è che basta prendere un moscerino e scalarlo di 100 volte.
Dubito fortemente che si arriverà da qualche parte, ma la discussione è interessante.
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