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Vecchio 23 ottobre 08, 11:15   #8 (permalink)  Top
rivetto
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Originalmente inviato da tiger Visualizza messaggio
Sotto il lato estetico diciamo che gli mancano solo gli scalmi e i remi .
Per le prestazioni anche a me interesserebbe il parere di Rivetto ,
pero una cosa è certa va che è una scheggia a marcia indietro
Grazie della fiducia. In linea di principio posso considerare questa forma di carena come la prova evidente della sostanziale differenza fra un progetto 1:1 ed uno in scala. In poche parole, la dimostrazione che ciò che è improponibile nel vero può diventare un buon compromesso in un modello. Semplifico molto il concetto, sia per venire subito al sodo, che perchè già in passato qualcuno mi aveva rivolto osservazioni in merito a teorie che evidentemente non conosceva e/o non aveva ben compreso, scordando che esiste un rapporto fra i parametri in gioco tale da rendere possibile su un modello quello che nella realtà non si può fare.
Mi limito a sottolinare un aspetto fondamentale per rendere evidente quanto appena affermato e per non dilungarmi troppo: la relazione fra le masse (peso) fluttuanti in fluidi a bassa densità e le forze esercitate nell'avanzamento di un corpo che si muove al suo interno, cioè velocità, resistenza (attrito), massa inerziale. Gli unici valori di cui possiamo ritenere inalterate le proporzioni sono quelle di portanza e deportanza, per la semplice ragione che dipendono da fattori matematici non influenzati da variabili esterne. Tutto questo si può riassumere in un aspetto pratico molto evidente nei modelli, e che solo alcuni appassionati, soprattutto nel campo aeromodellistico, sembrano tenere in considerazione: il comportamento di una riproduzione in movimento assomiglia assai poco al modello che vuole rappresentare, cosa che non solo la rende poco verosimile, ma al limite può vanificare il principio stesso della riproduzione. Questo vale soprattutto per i fluidi a bassa densità. Ho visto volare il modello di un biplano (non conosco il modellismo aereo) ed ho pensato che l'originale che nelle intenzioni doveva imitare, avrebbe ridicolizzato in velocità e manovrabilità un'astronave marziana. Leggendo fra le righe, significa che spesso si dimentica che, per quanto ci si sforzi di "progettare" le linee di un modello, non tutti i valori possono essere rapportati, a partire dagli agenti atmosferici. La barca a vela è quanto di più vicino a tale definizione. Sul modello di un'auto posso prevedere i rapporti peso/potenza/velocità/accelerazione (anche se poi non viene fatto perchè il modello non è una riproduzione ed il suo originale si muoverebbe a 1 mld di km/h); su una barca no. Il motore di un'auto in scala fornirà una potenza rapportata al peso/dimensione/prestazione cercata, mentre 10 kn di vento restano tali su una AAC come sul suo modello, mentre le loro reazioni sono totalmente differenti.
Ricordato quindi il principio che il progetto di una forma - grande o piccola che sia - non ha nulla a che vedere con la riduzione in scala (come alcuni giustamente dicono spesso quando si parla di PROGETTO di una barca di 1 mt e non di riduzione in scala), espongo qualche opinione su quanto visto nelle foto di questo IOM, limitandomi a considerare ciò che avverrebbe se fosse una barca "vera" e non un modello. Mi riferisco alle mie conoscenze che tengono in conto l'esistenza di fenomeni che non ho inventato io, ma qualcuno MOLTO più in alto di qualsiasi eccellente progettista. Quindi, prendiamone atto; talvolta bisogna avere l'umiltà di limitarsi ad osservare ciò che avviene e di cercare di utilizzarlo a nostro favore, senza la pretesa di voler cambiare lo stato delle cose in base a semplici pareri o sensazioni.

La forma della poppa "a canoa" è molto favorevole dal punto di vista idrodinamico nelle sole andature di rimonta del vento, mentre la stabilità di rotta nelle andature portanti è pressochè nulla. Nella foto è evidente l'onda portata chiusa che evidenzia come la asssenza dei volumi poppieri non permette il deflusso progressivo dei flussi turbolenti. In compenso è molto adatta a specchi d'acqua privi di moto ondoso, in quanto evita l'ingavonamento e riduce il beccheggio. Considerando che le regate modellistiche generalmente avvengono (mi pare, confermatemelo) in tali condizioni, e che il rapporto in termini di tempo fra le andature di rimonta e quelle a favore è decisamente improntato a privilegiare le prime, direi che il problema dello scarso rendimento idrodinamico della carena nel secondo caso è poco influente.
Anche l'accenno ad un piccolo slancio di prua, che mi pare inusuale nei modelli di queste dimensioni, potrebbe evidenziare che non vi è necessità di ricercare la penetrazione in acqua della prua. Questo è forse dovuto anche ad una particolare disposizione dei pesi molto appoppata, compensata da un evidente allungamento del siluro davanti alla deriva (secondo me non progettato, ma allungato per compensare altri problemi. Il timone di notevole dimensione posizionato all'estrema poppa è probabilmente dovuto al semplice sfruttamento degli spazi interni disponibili per i servi, ma il risultato - non so quanto cercato - è quello di un flap stabilizzatore che riduce l'instabilità nel mantenere la rotta, compensa lo scarso effetto di rotazione sull'asse di deriva (di cui parlo di seguito), costituendo di fatto un frazionamento della stessa a vantaggio di una certa riduzione della superficie bagnata. Se la foto non trae in inganno, lo scafo è a spigolo. Qualcuno lo può confermare? Se così fosse, anche se inusuale sui modelli, questo ridurrebbe in modo significativo l'effetto di scarroccio di una carena così poco aiutata dalla forma della deriva. Se ciò fosse realmente frutto di un progetto, chi l'ha pensata è un genio. Non mi sento di dire qualcosa in merito, ma la somma di soluzioni finalizzate allo scopo è propria di un progettista e non di un modellista perchè prevede conoscenze molto approfondite di fluidodinamica.

La deriva svasata verso il basso e l'attaccatura così esigua riducono gli effetti negativi dei filetti turbolenti sulla parte superiore del bulbo a discapito della rigidità torsionale della deriva. La mia opinione è che sia una ricerca prestazionale senza un reale fondamento: il guadagno in superficie è minimo mentre la riduzione di resistenza torsionale ed alla flessione è molto pronunciata, ed il guadagno potenzialmente ottenuto potrebbe costare caro in termini di capacità di orzare e soprattutto di frequenza di interventi di correzione della rotta. Il momento flettente è elevato ed avere una deriva stabile nella forma geometrica è molto più proficuo di un illusorio guadagno, peraltro difficilmente quantificabile.

Sarebbe utile conoscere le prestazioni ottenute ed in quali condizioni di vento e di acqua. Se mi fosse richiesto (ma lo dico ugualmente), fermo restando che non realizzerei una barca con tale forma, neppure come prototipo da competizione, un consiglio pratico che darei è di tenere presente che l'idrodinamica a basse velocità come quelle di una barca a vela assume una importanza simile all'aerodinamica ad alte velocità. L'esempio delle auto F1 è indicativo: la ricerca di forme "sottili" e penetranti di una volta è stata sovvertita con l'avvento delle gallerie del vento. Una forma seppur apparentemente "cicciottella" (leggi baglio max consistente e volumi di poppa generosi) è ampiamente giustificata da una ricerca mirata al comportamento tenuto nel fluido, e chi ne sa in materia potrà confermare quanto possa essere curiosamente inaspettato il grafico dell'andamento delle linee di flusso in acqua.
Max
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